Il nostro viaggio nel mondo delle tracce degli uccelli comincia dal ritrovamento delle penne, che sovente vengono rinvenute nei pressi dei sentieri e che costituiscono un segnale inappellabile di presenza di una data specie. Le penne trovate sul terreno possono essere state perse per i più svariati motivi: una fuga improvvisa, lo sfregamento contro dei rami o semplicemente la caduta durante la muta. Una volta trovata sul terreno , l'analisi del piumaggio può consentirci di risalire al possessore di questo leggero elemento. Le spiumate Opera dei predatori che cibandosi di volatili li ripuliscono delle fastidiose piume. Forse non tutti sanno che quando si trova una spiumata è possibile stabilire se il predatore era un rapace o un mammifero. Infatti la tecnica predatoria, la posizione della spiumata i segni ritrovati sul rachide (asta centrale presente nelle penne) di ogni penna ... ci permettono sovente di scoprire l'aggressore. La Volpe ad esempio, è un mammifero che si nutre di uccelli catturati con astuzia o approfittando delle difficoltà di animali giovani o feriti. Questi uccelli aggrediti vengono poi smembrati con una grande intensità che lascia indelebili segni sulla carcassa e sulle penne che presentano tracce di strappi e di un taglio netto del corpo. I rapaci silvicoli (come l'astore, lo sparviero e l'allocco) adottano una tecnica differente: una volta catturati gli animali, quasi sempre catturati in volo, trasportano la preda su posatoi che vengono utilizzati frequentemente. Proprio nei pressi di questi posatoi, generalmente ceppi o rami sporgenti, è possibile rinvenire i resti di una chirurgica operazione di spennatura. I rapaci infatti prima di alimentarsi (cibandosi sempre preferibilmente dei muscoli pettorali) con il loro becco adunco estraggono le penne dalla preda ripulendola con scientifico ordine, lasciando sul terreno penne che presentano incisioni sul rachide. L'Averla piccola è un volatile delle dimensioni inferiori a quelle del merlo ma dall'aggressività inattesa: la sua aggressività la porta a catturare prede superiori al suo fabbisogno giornaliero, ecco quindi che dopo aver predato persino piccole arvicole, rane o grossi coleotteri, decide di infilzarli e lasciarli sugli aculei dei rovi per i momenti in cui dovrà sostenere le nidiate o per i periodi di carestia. I buchi scavati negli alberi
La forma e la dimensione consentono di determinare l'autore di questi "alloggi economici": il nido del picchio rosso maggiore è di forma circolare con un diametro tra i 4 e i 6 cm. Il picchio verde più raro scava un buco differente infatti il foro è di forma ovale e si presenta sempre orizzontalmente rispetto all'asse del terreno. Il Picchio nero incide i tronchi con eclatanti fori, di dimensioni di circa 12 cm. che permettono una volta abbandonati dal proprietario di accettare dei clandestini. Tali cavità sono le preferite dai due Strigiformi di montagna: la Civetta nana e la Civetta capogrosso.
Tra gli uccelli capaci di scavare ne troviamo alcuni con capacità fossorie incredibili. I Martin pescatore, il Gruccione ed il piccolo Topino: si tratta di uccelli che scavano lunghi tunnel lungo le scarpate, per deporre successivamente le uova al sicuro dai predatori, ad esclusione del Martin pescatore che costruisce questi profondi tunnel lungo gli argini dei fiumi e vive in un territorio ben definito le altre due specie hanno la caratteristica di nidificare in colonie. Nidi di Gruccione (foto a lato). I Gruccioni sono insettivori e possono essere definiti gli uccelli più colorati d'Italia mentre i Topini sono piccole rondini di fiume che hanno subito un forte calo demografico negli ultimi anni a causa della cementificazione delle rive fluviali. Se si pensa che i fori scavati dai topini (più piccoli delle rondini) possono superare i 90 cm di lunghezza si può immaginare di quali capacità fossorie siano possessori. Le impronte Nettamente più difficile è riconoscere le impronte degli uccelli, questo strumento ottimo per la determinazione delle presenze di ungulati e mammiferi in genere è assai imprecisa per quanto riguarda i volatili a causa della grande somiglianza di alcune specie. Tuttavia l'arrivo della neve o di aree fangose ci consentono di capire almeno gli ordini di appartenenza. L'aspetto riconoscitivo più semplice è determinare le impronte degli anatidi, in quanto essendo palmati permettono subito di escludere molte specie. Le borre Uno degli aspetti più curiosi legato alla vita dei predatori alati è correlato ad un fenomeno digestivo particolare che porta questi animali ad espellere le borre. Il martin pescatore, la cicogna, tutti i rapaci diurni e notturni, gli aironi sono predatori che si nutrono di prede catturate vive e ingerite per lo più intere o con grossi frammenti. Naturalmente le parti più coriacee, più dure non vengono digerite e vengono espulse oralmente sotto forma di piccoli boli alimentari. Si tratta di uno dei fenomeni naturali più affascinanti, in quanto permette ai ricercatori di sezionare le borre e scoprire con grande dovizia di dettagli le abitudini alimentari di ogni singolo animale e specie. Sempre per merito di questi boli si possono scoprire anche curiosità legate alle variazioni stagionali delle diete. Le borre di Civetta, ad esempio, nel periodo invernale sono ricche di parti di micromammiferi mentre in estate questo rapace ama nutrirsi di insetti, ecco quindi comparire nelle borre una grande abbondanza di elitre (ali sclerificate) di piccoli esseri a sei zampe. I nidi Sicuramente più facili da trovare, i nidi sono sempre fonte di soddisfazione e curiosità; la prossima caduta delle foglie sarà l'occasione per trovare un bel numero di "attici abbandonati" dai pennuti. I nidi più vistosi, frequenti in tutta l'area di pianura della provincia sono quelli di cornacchia grigia, costituti da coppe di rami e frasche intrecciate su pioppi, robinie ed aceri. Molto spesso i nidi di gazza possono essere attribuiti alla cornacchia, in realtà questo elegante corvide dalla lunga coda e dal colore bianco e nero costruisce delle coppe particolarmente profonde ed allungate (si rinvengono spesso anche nei giardini) che, specialmente con gli alberi spogli, non lasciano dubbi sul legittimo proprietario. In Africa esistono degli uccelli chiamati tessitori che come ingegneri costruiscono elaborati sacchi appesi agli alberi ed utilizzati come nidi. Forse non tutti sanno che anche in Italia esiste un volatile con capacità simili: il Pendolino, che costruisce una bisaccia con fibre di salici e pioppi finemente intrecciati che originano un nido bellissimo. La presenza del Pendolino è legata alle aree umide ed ai corsi fluviali, pertanto spesso si trovano questi nidi appesi a rami sospesi, sempre molto nascosti sull'acqua. Gli espedienti per la sopravvivenza ideati dagli animali generano una lunga serie di segnali e tracce che rimangono a disposizione del visitatore delle aree naturali. Durante la nostra prossima escursione proviamo a cercare alcuni di questi segni e certamente la nostra esperienza si arricchirà di nuove scoperte. La nostra curiosità e il nostro spirito d'osservazione sono la base per diventare interpreti del linguaggio delle tracce. |