Le Piante commestibili
NaturaTipi di Piante

I vegetali hanno un alto contenuto di carboidrati, possono da soli permetterci di sopravvivere ed offrono l'innegabile vantaggio, al contrario degli animali, di non correre, non nascondersi, non aver bisogno di essere catturati. La stragrande maggioranza dei vegetali è, soprattutto alle nostre latitudini, commestibile ma è fondamentale poter distinguere, tra le numerosissime specie che la natura offre, le erbe, i funghi e le piante che non lo sono. Ci si può comunque attenere ad un semplice sistema empirico per evitare di assumere varietà tossiche o addirittura letali:

  • assaggiare una piccola quantità di vegetale scelto (possibilmente bollito);

  • trattenerlo in bocca per alcuni minuti e, dopo essersi assicurati che non presenti sapore sgradevole, ingoiarlo;

  • attendere circa otto ore e, se non sopraggiungono dolori gastrointestinali, nausea o altri disturbi, ripetere l'operazione con una quantità sensibilmente maggiore;

  • attendere altre otto ore dopo le quali, in assenza di disturbi, il vegetale può essere considerato commestibile.

 

Piante commestibili

Ortaggi: sono tutti commestibili, crudi o bolliti, e di essi e possibile mangiare tutto, comprese foglie, bucce e bulbi. Alcuni, come piselli, ceci, fagioli e fave, sono molto nutrienti; altri, come pomodori, finocchi e ravanelli, possono anche sostituire adeguatamente l'acqua.

Vegetali selvatici: generalmente commestibili, possono essere ingeriti crudi o bolliti e l'eventuale sapore amaro può essere attenuato lasciandoli immersi per alcune ore in acqua fredda e risciacquandoli, dopo la cottura, sempre in acqua fredda. Vanno sempre lavati molto accuratamente. Si tenga presente che una prolungata dieta vegetale produce generalmente un effetto lassativo, non preoccupante se non sfocia in dissenteria. I più comuni vegetali selvatici presenti in tutta la Penisola e in gran parte dell'Europa, sono:

  • Cardi: i migliori, alti, una volta liberati dalle spine, possono essere bolliti, fornendo ottimi brodo e cibo, o assunti crudi;

  • Ortica: verde, tenera, è gustosa. Con un po' di bollitura è ottima;

  • Felce: verde è gradevole dopo la bollitura. Sono teneri i gambi giovani e ottime le radici, che costituiscono un cibo molto nutriente;

  • Asparagi: ricchi di ferro, sono facilmente reperibili in primavera;

  • Acetosa: reperibile nei prati, caratteristica per il gradevole sapore acidulo, si consuma cruda;

  • Cortecce: dai pini, dai pioppi, dalle betulle e dai salici è possibile trarre nutrimento dalle parti interne della corteccia, che possono essere consumate crude, cotte o, essiccate, ridotte allo stato farinoso;

  • Menta, Rosmarino, Alloro e Salvia si usano solo per insaporire altri cibi; Aglio, Cipolla e Porri, ottimi disinfettanti intestinali, possono essere ingenti crudi, come contorno, oppure bolliti; More, Lamponi, Fragole, Mele, Pere, Mirtilli, Corbezzoli, Noci, Nocciole e Castagne costituiscono un ottimo cibo.

Piante tossiche

Per quanto sia improbabile cibarsi di piante velenose, è comunque opportuno conoscerle per evitare di inserirle nella dieta vegetale:

  • Aconito: pianta che vive in zone fredde e montagnose. Ha fiori blu a forma di spiga o pannocchia e fusto lanuginoso;

  • Cicuta: fusto alto fino ad oltre un metro, vagamente somigliante al prezzemolo, riconoscibile per le macchie porporine sul fusto e per i frutti, che presentano numerose costoline. Vive prevalentemente nei luoghi umidi e nelle rovine;

  • Belladonna: vive anch'essa nei luoghi ombrosi e tra le rovine. Alta fino a m 1,5 con fusto robusto e foglie grandi ovali, produce fiori violacei;

  • Dafne: ha fusto verde, fiori bianchi e rosa ed il frutto, simile ad una bacca, ha sapore acre. Vive nel la macchia.

  • Mandragola e stramonio: hanno foglie lunghe e fiori bianchi ed appartengono alla stessa famiglia.

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Elenco delle erbe ed arbusti commestibili
ACHILLEA MILLEFOLIUM
 
FAMIGLIA: Asteraceae  
NOME VOLGARE: Millefoglie montano
HABITAT: Prati aridi montani e subalpini

Pianta erbacea, perenne, rizomatosa, aromatica, con fusto eretto alto sino a 80 cm e pelosità generalmente scarsa. Foglie 2-3pennatosette con lacinie strettissime, progressivamente più piccole alla sommità. Infiorescenze in piccoli capolini disposti in un corimbo composto, fiori esterni ligulati bianchi o rosso-rosa quelli interni tubulosi giallo-bianchi, fiorisce da giugno ad ottobre.

Il nome Achillea deriva da quello dell'eroe greco Achille che, secondo la leggenda, sarebbe stato curato con questa pianta dal Centauro Chiron. Tanto diffusa quanto utile questa piccola pianta viene detta Millefoglio per le innumerevoli e sottilissime divisioni delle sue foglie; esse, all'inizio della primavera, si infoltiscono e resistono, nei luoghi riparati dalle intemperie, anche per tutto l'inverno.

Per le loro proprietà aromatiche sono utilizzate, miste ad altre verdure, nelle minestre e nei minestroni, con i fiori essiccati si prepara un ottimo the e con le sommità fiorite si ottengono vari liquori digestivi.

Pianta medicinale, tonica, stimolate e antispasmodica, è ritenuta utile per chi soffre di coliti ed emorroidi.

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AJUGA REPTANS
 
FAMIGLIA: Lamiaceae
NOME VOLGARE: Bugula
HABITAT: Boschi di latifoglie e prati stabili

Pianta perenne, stolonifera, alta sino a 30 cm. con fusti fioriferi eretti, quadrangolari con facce alternativamente pelose nella parte alta, inodore. Foglie basali in rosetta spatolato-crenate, lucide, con picciolo lungo quanto la lamina, foglie cauline subsessili. Inflorescenza generalmente densa, in verticillastri di 6 o più fiori, senza labbro superiore e con quello inferiore trilobato, corolla azzurro-violetta venata di bianco, tubo pubescente con stami sporgenti, fiorisce in maggio-giugno.
 
Dalla pianta principale si dipartono numerosi stoloni che danno origine ad altre piantine, sino a formare una autentica aiuola fitta di foglie di un bel verde cupo.
E' resistentissima al freddo e alla morsa del gelo e si può raccogliere anche durante l'inverno, stagione avara di altre erbe.

Si utilizzano le fogli tenere, recidendole alla base, senza timore di danneggiare la pianta; esse sono di sapore mutevole, amare quelle cresciute all'ombra e più gradevoli quelle al sole, sono da unire, a piccole dosi, ad altre insalate e nei minestroni.

E' pianta medicinale, conosciuta sin dai tempi antichi, utile in tutte le lesioni della pelle, ferite e piaghe; utilizzata in fitoterapia anche contro le malattie dei bronchi e dei polmoni.

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ALLIARIA PETIOLATA
 
FAMIGLIA: Brassicaceae
NOME VOLGARE: Alliaria
HABITAT: Suoli ricchi di nitrati e sostanze organiche.
Pianta bienne, erbacea, alta sino ad 1 m, con fusto eretto, semplice o ramoso solo in alto, pubescente, con odore di aglio se stropicciata. Foglie rugose, intere, le inferiori lungamente peduncolate, assenti alla fioritura, cordato-reniformi e grossolanamente crenate, le superiori rombiche. Fiori riuniti in racemi corimbosi, allungati alla fruttificazione, con 4 petali bianchi, fiorisce in maggio-giugno. Silique tetragonali, eretto-patenti lunghe 5-6 cm.

Le foglie e i fiori, con sapore e odore simili all'aglio, si consumano freschi e sono, rispetto ad esso, più tollerati e maggiormente digeribili. I semi dell'Alliaria contengono un olio simile a quello della Senape e vengono usati in sua sostituzione per insaporire le vivande; possiedono, inoltre, sostanze capaci di stimolare delicatamente l'appetito.

Nella medicina popolare viene usata come espettorante e antiscorbuto, presenta inoltre proprietà revulsive e vulnerarie.

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APIUM NODIFLORUM
 
FAMIGLIA: Apiaceae
NOME VOLGARE: Sedanina d'acqua
HABITAT: Fossi, stagni e pozze sino a 1200 m

Pianta perenne alta sino a 1 m, con fusto cavo, striato, ramoso, prostrato ascendente. Foglie imparipennate con 7-13 segmenti lanceolati, ovati o subrotondi, regolarmente dentati. Fiori in ombrelle a 5-12 raggi, ai nodi del fusto, petali bianco-verdastri, fiorisce da maggio a luglio. Il frutto è ovoideo-globoso e appare in agosto-settembre.

Il nome Apium deriverebbe dalla parola celtica apon = acqua per l'habitat di crescita, mentre secondo un'altra teoria deriverebbe dal latino apis = ape perché si riteneva che questi insetti ne fossero attratti.

Sono utilizzate le foglie, reperibili in tutto l'arco dell'anno, crude in insalata oppure cotte insieme ad altre verdure.

Nella medicina popolare il decotto di tutte le parti o della sola radice è considerato un buon diuretico e sfiammante, soprattutto dei reni e delle vie urinarie.

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ARBUTUS UNEDO
 
FAMIGLIA: Ericaceae
NOME VOLGARE: Corbezzolo
HABITAT: Macchie e leccete

Arbusto o piccolo albero alto sino a 8 mt, molto ramificato, con giovani rami rossastri e corteccia sfaldantesi a maturità; foglie sempreverdi a lamina coriacea e dentellata sul bordo, ovali-lanceolate; fiori di circa 9 mm, in pannocchie pendule, terminali sui rami, corolle campanulate, bianco-giallastre con 5 piccoli denti verdastri ripiegati verso l'esterno, fiorisce in ottobre-novembre; frutto dapprima giallo e in seguito rosso scuro, sferico con diametro massimo di 2 cm, ricoperto di tubercoli, matura in ottobre-novembre, contemporaneamente ai fiori dell'anno successivo.

Il nome Arbutus ha radici celtiche, Ar = aspro e Butus = cespuglio, mentre "unedo", deriva dal latino unus = uno ed edo = mangio a significare "ne mangio uno solo". Entrambi alludono al sapore aspro dei frutti che, grazie all'alto tenore di zucchero vengono, però, usati per preparare ottime marmellate e bibite fermentate molto dissetanti; solo se mangiati crudi ed in grandissima quantità possono produrre un senso di ubriachezza e vertigine.

Dalle foglie si ottiene un decotto ad azione anti-reumatica e astringente. Fin dall'antichità il miele, ottenuto dai fiori di Corbezzolo, è apprezzato per le proprietà curative nelle affezioni bronchiali.

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ARCTOSTÁPHYLOS UVA-URSI
 
FAMIGLIA: Ericaceae 
NOME VOLGARE: Uva orsina
HABITAT: Pinete montane e subalpine, cespuglieti a rododendri sino a 2500 m

Arbusto prostrato alto sino a 1 m, sempreverde con fusto strisciante e rami pelosi, rossastro scuro. Foglie brevemente picciolate, con lamina coriacea, spatolata, intera, glabra e lucida. Fiori piccoli, penduli, riuniti in racemi apicali, corolla urceolata biancastra o roseo pallida, fiorisce da aprile a luglio. Il frutto è una bacca sferica di 6-8 mm, rosso-scarlatto a maturità, maturo da settembre a ottobre.

Il termine Arctostaphylos è composto da due parole greche, arctos = "orso" e staphyle = "uva" con allusione al nome volgare "uva ursina" per le bacche molto appetite da questi plantigradi.

I frutti sono mangerecci ma di nessun sapore, sono invece ottimi in marmellate.

Nella medicina tradizionale le giovani foglie, in decotto o in infuso, hanno proprietà antisettiche, astringenti e decongestionanti; è uno dei migliori diuretici naturali conosciuti e a questa proprietà associa quella di potente antinfiammatorio delle vie urinarie in casi di cistite, blenorragia ecc.

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ARTEMISIA VULGARIS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Assenzio - Amarella
HABITAT: Incolti e macerie sino a 1000 m

Pianta erbacea perenne alta sino ad 2 m, senza stoloni con steli angolati e scanalati, fusto eretto striato e ramosissimo, odore di vermouth. Foglie pennatosette, scure di sopra, bianco-tomentose di sotto, le inferiori con 2-4 lacinie dentate per lato, semiabbraccianti con lamina larga 4-6 mm nella porzione apicale, ridotte al solo rachide nella porzione basale, foglie superiori ridotte e più o meno lineari. Capolini subsessili, ovoidi, in ampia pannocchia piramidale fogliosa, penduli, con brattee a pelo sericeo, fiori giallo-bruni tutti tubulosi, fiorisce da luglio a ottobre. Il frutto è un achenio cilindrico, privo della corona di peli intorno alla cima (pappo).

Il nome Artemisia deriverebbe da Artemide, splendida dea sorella di Apollo venerata sin dall'antichità; alta, bellissima e fiera era la signora dei boschi e delle montagne che sfugge l'amore fisico e sentimentale, indomabile e indomata, vergine per eccellenza.
Mentre Apollo è divinità solare, ella rappresenta la Luna e, proprio per la potente influenza dell'astro notturno sulla fecondità e sulla nascita, era la protettrice della vita femminile.

Le foglie, unite all'insalata in piccole quantità, le conferiscono un certo aroma, non a tutti gradito, ma per alcuni addirittura straordinario; foglie e fiori sono indicati, come condimento negli arrosti. Ma, attenzione, oltre ad essere assolutamente controindicata per le gestanti è consigliabile non consumarla a lungo e abitualmente.

Pianta preziosissima per la donna è molto usata in ginecologia perché regola il ciclo e ne mitiga i dolori; è anche efficace nella cura contro i parassiti di ogni genere.

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ASPARAGUS ACUTIFOLIUS
 
FAMIGLIA: Liliaceae
NOME VOLGARE: Asparago
HABITAT: Macchie, leccete e boschi sino a 1300 m

Pianta perenne alta sino a 1,5 m, suffruticosa con fusto legnoso, spesso più o meno lianoso e rampicante, in gioventù verde e striato. Cladodi aghiformi, rigidi e pungenti, formanti fascetti di 4-12. Fiori minuscoli, peduncolati, di forma campanulata con 6 tepali di colore giallo-verde, fiorisce da agosto a settembre. Il frutto è una bacca subsferica, verde poi nera a maturità.

Il nome Asparagus deriva dalla parola greca che significa "non semino" con probabile allusione al fatto che questa pianta non si riproduce per seme ma si moltiplica, per via vegetativa, per mezzo dei turioni; secondo un'altra interpretazione deriverebbe, invece, dal verbo spharageomai che significa "essere gonfio, turgido" per i germogli pieni di succo.

Si usano i teneri turioni che spuntano dal terreno a primavera; essi hanno sapore amarognolo e vengono consumati lessati e conditi, oppure in frittata, nei risotti, sott'olio o in pinzimonio.

I turioni di asparago contengono un gran numero di sostanze energetiche, dalle vitamine a numerosi oligoelementi; il loro uso favorisce le funzioni renali, accelera la diuresi, anche se conferisce all'urina un odore particolare.

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BELLIS PERENNIS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Margherita - Pratolina
HABITAT: Incolti, prati e luoghi calpestati sino a 2000 m

Pianta erbacea perenne alta sino a 15 cm, con radici brevi e carnose, fusti semplici, pubescenti, fogliosi solo alla base. Foglie in rosetta, nascenti in novembre-dicembre dalla radice, spatolate, bruscamente ristrette in picciolo alato, dentellate, raramente intere, a 1-3 nervi. Capolino unico apicale, con ricettacolo conico, alto il doppio della larghezza, fiori ligulati bianchi o arrossati di sotto, fiori tubulosi gialli, fiorisce da gennaio a dicembre. Acheni con peli a clava.

Il nome deriva dal vocabolo latino bellus che significa "bello" mentre per alcuni sarebbe da collegare a bellum = guerra, a ricordo dell'efficacia della pianta nella cura delle ferite. Margherita deriva dal latino margarita che significa "perla", per la sua bellezza.

Si utilizzano le foglie più tenere, raccolte prima della fioritura, nelle insalate o nei minestroni, unite ad altre verdure.

Nella medicina tradizionale è ritenuta un buon disintossicante dell'organismo con proprietà astringenti; per uso esterno si utilizzano le foglie fresche, applicate direttamente, come cicatrizzante delle ferite, delle ulcere e nelle dermatosi in genere.

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BERBERIS VULGARIS
 
FAMIGLIA: Berberidaceae
NOME VOLGARE: Crespino
HABITAT: Pendii aridi, pinete, boschi submediterranei degradati sino a 2000 m

Arbusto alto sino a 3 m, con ramieretto-arcuati, striati longitudinalmente e molto spinosi. Foglie leggermente cuoiose, lunghe sino a 50-60 mm, caduche, oblanceolato-spatolate, verde scuro e lucide nella pagina superiore, più chiare in quella inferiore, con margine dentellato e peloso spinoso, riunite in gruppi all'ascella di un ciuffo di 2-3 spine. Fiori piccoli, gialli, riuniti in racemi, dapprima eretti e poi penduli, fiorisce da maggio a giugno. I frutti sono bacche fusiformi, rosso vivo a maturità, lunghi sino a 8-10 mm, maturi in settembre.

Il nome Berberis sembra sia legato alla lucentezza delle foglie, infatti la voce greca berberi indica la lucente madreperla.

Con i frutti amarognoli e rinfrescanti, unica parte non velenosa della pianta, si preparano gelatine, sciroppi e canditi.

In passato la corteccia era utilizzata per tingere in giallo i tessuti ed il cuoio, oltre che nella preparazione di medicamenti per la sua azione diuretica, emostatica, tonica e leggermente lassativa, per la sua proprietà di provocare le contrazioni della milza è consigliata come coadiuvante nella cura della malaria.

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BETA VULGARIS
 
FAMIGLIA: Chenopodiaceae
NOME VOLGARE: Bietola comune
HABITAT: Spontanea sulle coste e comunemente coltivata

Pianta con caratteri molto variabili, bienne o annua alta sino a 1,5 m, eretta. Foglie increspate sul bordo e spesso anche sulla lamina; spighe fogliose alla base spesso riunite in pannocchia ampliamente ramosa con glomeruli di fiori sessili e concresciuti alla base. Questo gruppo è conosciuto solo come derivato subspontaneo da piante sfuggite alla coltura delle barbabietole degli orticultori.

Il loro uso è identico a quello della pianta coltivata.

Le foglie sono lassative, antinfiammatorie dello stomaco, dell'intestino, dell'utero e dei reni, atipruriginose e disintossicanti per il fegato. La radice, oltre che un prezioso alimento, è ritenuta in alcuni Paesi ipertensore e ricostituente del sangue nonché rimedio contro il raffreddore. Per uso esterno si utilizzano le foglie fresche nel trattamento del prurito e della vitiligine; giova inoltre alle scottature, agli ascessi e alle emorroidi.

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CALAMINTHA SYLVATICA
 
FAMIGLIA: Lamiaceae
NOME VOLGARE: Mentuccia
HABITAT: Boschi, siepi ed incolti sino a 1200 m

Pianta che rigermoglia ogni anno dalla radice perenne; con fusto ascendente alto sino a 80 cm, legnoso alla base, con peli rivolti in basso. Foglie maggiori profondamente seghettate, ovali-rombiche più lunghe che larghe. Infiorescenze di 3-9 fiori all'ascella delle foglie, calice di 6/10 mm, con i denti del labbro inferiore molto più lunghi dei superiori, da maggio a novembre.

Si usa per aromatizzare vari condimenti e con essa, mista ad Edera terrestre (Glechoma hederacea), si prepara una tisana particolarmente gradevole, usata come digestivo.

Per l'uso immediato può essere raccolta in qualunque stadio di sviluppo, per essiccarla va invece raccolta in piena fioritura.

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CAPPARIS SPINOSA
 
FAMIGLIA: Capparidaceae
NOME VOLGARE: Cappero comune
HABITAT: Rupi marittime e muri sino a 1000 m

Arbusto a rami ascendenti, lisci, all'apice farinosi. Foglie con picciolo di 3-10 mm e lamina ovale o subrotonda con base tronca e debolmente cuoriforme con apice arrotondato o raramente ottuso senza mucrone, stipole precocemente caduche. Fiori isolati all'ascella delle foglie superiori, con 4 sepali carenati, roseo-porporini, stami numerosi formanti un lungo ciuffo con filamenti violetti all'apice, fiorisce da maggio a giugno. Frutto ovoide.

Sembra che gli Arabi conoscessero ed utilizzassero sin dai tempi remoti questa pianta aromatica visto che il termine cappero deriva etimologicamente dall'arabo kabar. Attualmente i capperi vengono da tutte le regioni del mediterraneo, i germogli vengono raccolti all'inizio della primavera, si lasciano appassire all'ombra, vengono suddivisi a seconda della grandezza e si lasciano macerare in aceto, olio o sale puro; si utilizzano per esaltare i sapori di carni lesse, pesce, insalate, ecc.

I capperi migliori si riconoscono dalla durezza, dal colore e dalla delicata punteggiatura.

CARLINA ACAULIS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Carlina bianca
HABITAT: Prati e pascoli sino a 2600 m

Pianta erbacea perenne alta sino a 30 cm, con rizoma ingrossato e legnoso, fusto generalmente nullo o quasi, ma che può anche essere presente. Foglie generalmente tutte in rosetta, frastagliate, con lobi irregolari assai spinosi, lamina più o meno piana e coriacea. Capolino unico del diametro sino a 10 cm, involucro piriforme a brattee esterne fogliacee, spinose, porporine alla base e internamente bianco-avorio, sericee, fiori solo tubulosi, bianchi o bianco-brunastri, fiorisce da luglio ad agosto.

Si può ipotizzare che il nome Carlina sia la correzione della parola cardina o piccolo cardo, con riferimento alla notevole somiglianza che si ha tra questo genere e il genere Carduus.

Sono utilizzati i soli ricettacoli del capolino, considerati buoni come quelli del carciofo e mangiati come questo sia cotti che crudi.

Nella medicina popolare viene utilizzata la radice, dopo averla fatta essiccare e ridotta in cubetti, sotto forma di infuso o decotto per migliorare la digestione, come antifebbrile e diuretico; nell'uso di questi preparati è però necessaria una grande cautela in quanto, a dosi elevate, possono essere irritanti per la mucosa intestinale e provocare vomito e diarrea.

La grande infiorescenza è un rudimentale igrometro: le grandi brattee, disposte a raggiera, sono aperte e distese quando il tempo è bello e asciutto e ripiegate verso l'interno, ricoprendo il capolino, quando il tempo volge al brutto; a questo scopo mazzi di questi fiori vengono esposti nei terrazzi dei casolari di montagna.

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CERCIS SILIQUASTRUM
 
FAMIGLIA: Fabaceae
NOME VOLGARE: Albero di Giuda
HABITAT: Boschi termofili di latifoglie sino a 800 m

Arbusto o piccolo albero caducifoglio alto sino a 8 m, con tronco tortuoso e ramificato, corteccia bruna e screpolata. Foglie picciolate, rotonde a base cordata e margine intero, lunghe 7-12 cm, di colore verde chiaro. Fiori peduncolati, riuniti in densi e corti racemi precedenti le foglie ed inseriti direttamente sui rami e sul tronco, calice porporino con 5 denti e corolla irregolare rosa-rossa, fiorisce in marzo-aprile. Legumi lunghi da 6 a 12 cm, bruno rossicci, maturano a settembre-ottobre.

Il nome Cercis deriva probabilmente dal vocabolo greco Kerkis che significa "navicella" con allusione alla forma del legume, a cui va riferimento anche l'epiteto specifico siliquastrum, simile ad una grande siliqua. Il nome comune Albero di Giuda è invece riferito alla leggenda secondo la quale la pianta sarebbe servita all'apostolo per impiccarsi dopo il suo tradimento; più probabilmente, però, esso inizialmente deriva da "Albero della Giudea" in quanto la specie è originaria dell'Asia Minore.

I fiori, di un gradevole sapore piccante, si possono aggiungere alle insalate o friggere in pastella; i boccioli si prestano ad essere conservati in salamoia o sotto aceto, come capperi.

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CHENOPODIUM BONUS-HENRICUS
 
FAMIGLIA: Chenopodiaceae
NOME VOLGARE: Farinello, Buon Enrico, Spinacio selvatico
HABITAT: Presso malghe, incolti concimati, in montagna da 500 2100 m

Pianta erbacea perenne con fusto fiorifero alto da 30 a 50 cm, coperta da una patina farinosa ed un poco collosa. Foglie basali lungamente peduncolate, a lamina triangolare-astata e margine intero leggermente ondulato, di colore verde scuro nella pagina superiore e chiare e farinose di sotto. Infiorescenza con brevi rami all'ascella delle foglie e lunga spiga apicale quasi senza foglie, fiori bruni con 5 sepali e stami, fiorisce da luglio ad ottobre. Semi neri e lucenti.

Il nome Chenopodium significa "piede d'oca", con allusione alla forma delle foglie mentre Enrico è il dio della casa, in riferimento alla crescita della pianta nei pressi delle abitazioni.

Si raccolgono le foglie basali giovani e i germogli teneri che vanno cotti e conditi come gli spinaci, particolarmente pregiati per ripieni, oppure misti ad altre insalate.

Il suo impiego apporta sali minerali ed oligoelementi assai preziosi per l'alimentazione degli anemici, mentre è da evitare da parte di chi soffre di fegato, di reni, di artrosi e reumatismi.

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CICHORIUM INTYBUS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Cicoria - Radicchio
HABITAT: Lungo le vie e gli incolti sino a 1200 m

Pianta erbacea perenne alta sino a 120 cm, con robusto fittone, fusto ruvido, prostrato o eretto. Foglie basali irregolarmente pennato-partite o pennatosette, con segmenti triangolari acuti, generalmente alterni, foglie cauline lanceolate, sessili e più o meno ridotte. Capolini numerosi con involucro cilindrico, fiori tutti ligulati con corolla di 12 mm azzurra, raramente rosata, fiorisce da luglio ad ottobre. Achenio di 2-3 mm, con pappo formante una breve coroncina apicale.

Il nome ha radici così antiche da non poterne rintracciare la provenienza e, tanto meno, il significato; i greci la chiamavano kichora e ne conoscevano le grandi virtù terapeutiche.

Ai fini eduli si utilizzano le foglie della rosetta basale, sia in insalata che lessate e condite.

Ogni sua parte è benefica e salutare, le foglie, ricche di sali minerali e vitamine, giovano al fegato; per l'alto contenuto di nitrato di potassio e principi amari è depurativa del sangue, buon digestivo e leggero lassativo, utile nei casi di dermatosi pruriginose dovute a problemi epatici.

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CLEMATIS VITALBA
 

FAMIGLIA: Ranunculaceae
NOME VOLGARE: Vitalba - Ticchi
HABITAT: Boschi submediterranei e siepi sino a 1300 m

Pianta lianosa, con fusto a sezione stellata lungo sino a 15 m, volubile e rampicante, legnoso con rami giovani erbacei, rizoma grosso e nodoso. Foglie opposte, divise in 3-5 segmenti imparipennati, lanceolate o ovate. Fiori in pannocchie multiple, leggermente profumati, privi di corolla e con 4 sepali petaloidei pelosi, bianchi superiormente e verdastri inferiormente, stami numerosi, fioritura da maggio a luglio. I frutti sono dei piccoli acheni ovoidei con resta piumosa e argentea, maturi in ottobre-novembre.

Il nome del Genere deriva dal greco Clema = viticcio o pianta volubile, ad indicare il suo portamento.

Come quasi tutte le nostre Ranunculaceae è da ritenere, se non velenosa, almeno pericolosa per la presenza dell'alcaloide Anemonina che provoca irritazioni e vescicazioni cutanee. Malgrado questo i teneri getti sono comunemente utilizzati lessati e cucinati in vario modo; questo è possibile perché in primavera, periodo in cui sono raccolti, le sostanze tossiche sono presenti in quantità minima ma è opportuno non farne un uso esagerato.

La medicina popolare la utilizzava come diuretico ma, vista la sua tossicità, è bene sostituirla con altre piante con lo stesso effetto ma innocue; per uso esterno le parti verdi della pianta, raccolte in primavera, triturate e introdotte nelle narici sarebbero un valido rimedio contro le emicranie ostinate; i rami flessibili vengono usati nella costruzione di cesti.

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CORNUS MAS
 
FAMIGLIA: Cornaceae
NOME VOLGARE: Corniolo
HABITAT:Boschi di latifoglia submediterranei sino a 1400 m

Piccolo albero alto sino a 8 m, con chioma regolare e globosa, con numerosi rami e corteccia rosso-bruna desquamantesi in placchette regolari. Foglie opposte, decidue, picciolate, lunghe sino a 10 cm, glabre, ovato-ellittiche con apice acuminato, con 3-5 nervi arcuati, che si dipartono dalla nervatura principale. I fiori gialli precedono la fogliazione e compaiono a febbraio-marzo in piccole ombrelle sessili sui rami nudi dell'anno precedente. Il frutto è una drupa lucida, matura da agosto a settembre, ellissoidale, lunga quasi 2 cm pendula, carnosa, di colore rosso-corallo e astringente poco prima di cadere in terra, poi colore porpora scuro e di gusto gradevole.

Sia l'epiteto latino Cornus, riferito alle appendici cornee degli animali, sia mas, che vuol dire "maschio" in latino, fanno riferimento al legno particolarmente duro di questa pianta che si leviga facilmente ed è ricercato per lavori di tornitura, con esso venivano fabbricati i giavellotti degli antichi romani.

I frutti maturi, corniole, sono aciduli, dissetanti e con leggera azione astringente; oltre ad essere consumati freschi sono utilizzati nella preparazione di marmellate e gelatine; più raramente essi vengono raccolti all'inizio della maturazione e posti in salamoia, come le olive.

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CORNUS SANGUINEA
 

FAMIGLIA: Cornaceae
NOME VOLGARE: Sanguinello

HABITAT: Boschi di latifoglie e siepi sino a 1300 mt

Arbusto caducifoglio alto sino a 5 m, con corteccia rossastra in inverno; foglie opposte, pelose inferiormente, con 3-4 nervature arcuate per lato che si dipartono da quella principale, rossastra in autunno; fiori bianchi, peduncolati e riuniti in corimbi terminali, fiorisce da aprile a giugno; drupe globose, non commestibili, nero-bluastre a maturità in settembre-ottobre.

Anticamente i frutti, non velenosi ma poco gradevoli e con alto contenuto di vitamina C, servivano per preparare succhi di frutta e marmellate; dai semi si estraeva un olio combustibile usato per le lampade, mentre la corteccia veniva usata per tingere tessuti.

Il legno è adatto per lavori al tornio e con i suoi rami si intrecciano canestri, in alcune regioni i rametti servono per infilare spiedini che insaporiscono di gusto amarognolo.

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CORYLUS AVELLANA
 
FAMIGLIA: Corylaceae
NOME VOLGARE: Nocciolo
HABITAT: Boschi sino a 1700 m

Arbusto o piccolo albero alto sino a 7 m, ramificato dalla base, con corteccia grigio-bruna, liscia e lucida, ricoperta di lenticelle e solcata negli individui adulti. Foglie semplici, alterne, obovate con base cuoriforme e margine doppiamente dentato, pelose da giovani. Fiori riuniti in infiorescenze unisessuali, amenti maschili lunghi sino a 10 cm, riuniti in gruppi di 3-4, i femminili simili a gemme con un ciuffo di stimmi purpurei; fiorisce da febbraio ad aprile, a volte anche in gennaio, prima dell'emissione delle foglie. Il frutto, nocciola, a pericarpo globoso e legnoso, è solitario o a gruppi di 3-4 ed avvolto da 2 bratee fogliacee pubescenti e sfrangiate, maturo in agosto-settembre.

Il nome Corylus deriva dal greco Còrys = casco, per la forma della brattea che circonda la nocciola, frutto molto nutriente che contiene il 50% di olio grasso, la si può mangiare fresca o secca e si usa per nocciolati, torroni e nella preparazione della Gianduia.

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CRATAEGUS MONOGYNA
 

FAMIGLIA: Rosaceae
NOME VOLGARE: Biancospino

HABITAT: Al margine degli ambienti boschivi, nelle siepi e nei fruticeti

Arbusto o piccolo albero caducifoglio, alto sino a 6 m, con rami e piccioli glabri, bruno-rossicci, con spine corte e chioma espansa e intricata. Foglie con picciolo glabro di 1-3 cm, lamina coriacea, rombica o ovale, con base tronca o cuneata, con 1-4 incisioni profonde per lato, lobi allungati a margini paralleli e senza dentelli, almeno nella parte inferiore. Fiori con 5 petali subrotondi, bianchi, riuniti in corimbi multiflori, con 1 solo stilo, odore pungente, fiorisce in aprile-maggio. Frutti ovali o globosi con diametro di 6-9 mm, rossi, lucidi e glabri, con un solo seme, maturi in estate.

L'etimologia del termine Crataegus rivela una radice ellenica, Cratos = forza e robustezza, con probabile riferimento alla durezza del legno; il nome specifico monogyna indica la presenza di un solo stimma e ovario.

I frutti, in realtà falsi frutti, sono utilizzati sia allo stato fresco sia per fare gelatine o marmellate, si possono, altresì, utilizzare per farne una bevanda fermentata gradevole e leggermente inebriante, che ricorda il Sidro di pere. I fiori, colti ancora in boccio quando hanno ancora l'aspetto di bianche palline, possono costituire un ottimo succedaneo dei capperi.

In fitoterapia le foglie e i fiori in infuso, in decotto o in tintura madre esercitano un'azione sedativa e ansiolitica, si prescrivono a tale scopo nella terapia dell'insonnia; sono usati anche per i disturbi del ritmo cardiaco e combattono, infine, cefalee, vertigini e disturbi della menopausa.

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CREPIS SANCTA
 

FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Radichella di terrasanta

HABITAT: Incolti, aridi e ruderi sino a 1000 m

Pianta erbacea annua, alta sino a 40 cm, con succo lattiginoso, fusto eretto pubescente o subglabro, sviluppantesi in marzo-aprile dalla rosetta basale. Foglie, tutte basali, sono disposte in rosetta e spesso ricoperte da peli brevi e semplici, picciolate e dentellate tutt'attorno. Fiori gialli, tutti ligulati, con ricettacolo munito di peli rigidi, filiformi, fiorisce in aprile-maggio. Il pappo è bianco e molle.

Il nome Crepis deriva dal vocabolo greco che significava "pantofola" per la forma dei frutti.

Sono utilizzate le foglie che vengono raccolte in primavera o nel tardo autunno e consumate lessate e condite; sono raccomandate anche crude nelle mescolanze per il loro sapore poco amaro e piuttosto delicato.

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CRITHMUM MARITIMUM
 
FAMIGLIA : Apiaceae
NOME VOLGARE : Finocchio marino
HABITAT : Rupi marittime, scogliere frangiflutti

Pianta alta sino a 50 cm, glabra, cerosa, aromatica, con fusto legnoso, ramificato con scapi erbacei ascendenti. Foglie basali 2-3pennatosette, con segmenti di primo ordine opposti e quelli di ultimo ordine lanceolati e lineari, carnose. Fiori in ombrelle di 8-30 raggi piuttosto robusti, petali poco appariscenti di colore giallo-verde, fiorisce da giugno ad agosto. Frutti ovato-oblunghi di 5-6 mm, con costole marcate, glabri, di colore gialliccio o rossiccio, dalla tarda estate sino all'autunno.

Della pianta, fortemente aromatica e salata, si usano come condimento piccante le foglie e i teneri germogli, sia essiccati sia, più generalmente, conservati in salamoia o sotto aceto; talvolta sono anche cucinati al burro.

I semi si asciugano al sole e si conservano al riparo dall'umidità per preparare un decotto utile contro il rachitismo. Tutta la pianta ha funzione di stimolante gastrico.

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CYNODON DACTYLON
 
FAMIGLIA: Poaceae
NOME VOLGARE: Gramigna – Erba canina
HABITAT: Incolti, siepi, terreni calpestati sino a 800 m

Pianta perenne, alta sino a 40 cm, infestante con rizoma tenace, formante lunghi stoloni sopra il suolo e radicante ai nodi. Foglie distiche, con lamina lineare-lanceolata larga 2-4 mm, brevi quelle dei getti sterili, le altre lunghe 3-5 cm, ruvide ai margini e cosparse di peli. Culmi fioriferi eretti o ascendenti, con 3-7 spighe digitate portanti due dense file unilaterali di spighette quasi sessili, glume e glumette sprovviste di reste, spesso venate di viola.

Il termine "Gramigna" è usato per indicare anche altre Graminaceae senza una specifica e comune intesa, il nome volgare "Erba canina" è riferito sia alla forma di alcune sue parti che all'abitudine che hanno i cani di purgarsi masticando questa pianta.

Si usano i nuovi germogli lessati, raccolti appena emersi dal terreno quando sono ancora ingrossati e ricurvi. I rizomi tostati possono essere usati come succedaneo del caffè e da essi si può estrarre alcool di buona qualità per la produzione di birra a bassa gradazione.

Il loro consumo, oltre che al palato, gioverà a chi ha il fegato in disordine, i reni pigri, è afflitto dai foruncoli e a chi soffre di artrite e reumatismi.

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ECHIUM VULGARE
 
FAMIGLIA: Boraginaceae
NOME VOLGARE: Erba viperina
HABITAT: Incolti e aridi

Pianta bienne, con fusto eretto, foglioso, portante getti laterali ascendenti, con peli pungenti inseriti su tubercoli rosso-bluastri alla base. Foglie basali in rosetta, appressate al suolo, da oblanceolate a lineari-spatolate, cosparse di setole, tubercolate e con brevi peli molli. Infiorescenza lassa, fogliosa, fiori imbutiformi, prima rossicci poi blu, con stami sporgenti, inseriti nel tubo corollino a varie altezze, fiorisce da maggio a settembre.

Il nome volgare "Erba viperina" è probabilmente dovuto agli stami sporgenti dalla corolla che ricordano la lingua del serpente.

Le foglie della rosetta sono commestibili cotte come gli spinaci e vanno raccolte in primavera senza recidere la parte centrale da cui spunterà lo stelo fiorifero il quale, commestibile anch'esso da giovane, non andrà però raccolto per non danneggiare la pianta.

Le sommità fiorite, secche e sminuzzate in infuso, hanno potere antinfiammatorio e depurativo.

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EQUISETUM TELMATEIA
 

FAMIGLIA: Equisetaceae
NOME VOLGARE: Coda cavallina
HABITAT: Luoghi umidi ed ombrosi

Pianta perenne che presenta duplice forma vegetativa: dapprima, da marzo a maggio, compare la forma fertile, alta sino a 20 cm, non ramificata, giunchiforme ad apice allargato ricoperto di sporangi e guaine ricoprenti completamente l'internodo; successivamente, in primavera inoltrata, compare la forma sterile, con 20-40 coste e cavità centrale pari a 2/3 del totale, rami verticillati densi, i superiori allungati superanti l'apice vegetativo. E' una pianta spontanea, frequente nei luoghi umidi ed ombrosi dove forma colonie estese.

Il nome deriva dal latino equus = cavallo e saetula = setola, per la somiglianza che i fusti sterili hanno con la coda del cavallo.

I fusti fertili, di precoce apparizione alla fine dell'inverno, sono ottimi cucinati come gli asparagi avendo l'avvertenza nella preparazione di togliere le guaine membranose, che sono ai nodi, e di eliminare i fiori, sporangi, nella parte superiore.

Si utilizzano i rami dei fusti sterili, essiccati in decotto, come efficace emostatico-cicatrizzante, popolarmente sono utilizzati come diuretico e rimineralizzante e adottati nelle carenze di calcio e fosforo.

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ERUCA SATIVA
 
FAMIGLIA: Brassicaceae
NOME VOLGARE: Rucola comune
HABITAT: Ruderi e orti sino a 800 m

Pianta erbacea annua alta sino a 80 cm, con fusto ascendente, glabro o con sparse ciclia, ramosissimi. Foglie pennatifide con 1-2 paia di segmenti laterali e segmento apicale più grande e grossolanamente dentato sul bordo, foglie cauline superiori progressivamente ridotte. Fiori in racemo allungatissimo su peduncoli di 1-3 mm, con sepali violetti di 10 mm, petali bianchi o giallastri venati di violetto, fiorisce da febbraio a giugno. Il frutto è una siliqua lineare, appuntita, subsessile, appressata al caule, sormontata da un becco di 10 mm.

Eruca deriva dal latino urere="bruciare" per il sapore piccante dei semi.

Le foglie di ruchetta o rucola sono stimolanti ed antiscorbutiche.

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FOENICULUM VULGARE
 
FAMIGLIA: Apiaceae
NOME VOLGARE: Finocchio selvatico
HABITAT: Incolti aridi e coltivi
Pianta bienne alta sino a 150 cm, coperta da una pruina glauca, fusto scanalato, eretto, cilindrico e ramoso, verde scuro. Foglie 3-4-pennatosette, completamente divise in lacinie capillari per lo più giallastre. Ombrelle brevemente peduncolate, con 4-10 raggi, fiori gialli e acheni di sapore piccante, fiorisce da giugno ad agosto. Acheni, volgarmente detti semi, con 5 costole evidenti senza ali, maturi da fine estate a inizio autunno.

E' pianta originaria della regione mediterranea ove è raccolta allo stato spontaneo e coltivata sin dai tempi remoti per poi diffondersi nella maggior parte d'Europa.
In greco antico era chiamata marathon da cui deriva il nome di Maratona, luogo della battaglia, ove cresceva abbondante.

I semi si estraggono recidendo, essiccando e percuotendo le sommità dei fusti recanti le ombrelle , con essi si aromatizzano formaggi e cibi vari e si confezionano salsicce e salami. Le foglie conferiscono particolare aroma ai pesci cotti al vapore o alla griglia e, tagliuzzate finemente, trasmettono un gradevole aroma ai vari tipi di insalata.

La pianta viene altresì impiegata, per le sue proprietà calmanti, in caso di coliche gastro-intestinali, singhiozzo, scarsità lattea delle nutrici, cattiva digestione e contro la flatulenza.

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FRAGARIA VESCA
 

FAMIGLIA: Rosaceae
NOME VOLGARE: Fragola

HABITAT: Faggete, pinete, schiarite e siepi sino a 2400 m

Pianta erbacea perenne, con rizoma che emette numerosi stoloni ,fusto breve debolmente lignificato. Foglie in rosetta, erette, picciolo di 5-10 cm con densi peli, con 3 segmenti ellittici il centrale sessile, base acuta e apice arrotondato. Scapo fiorale tomentoso generalmente con una brattea basale che termina con 2-5 fiori bianchi, con 5 petali a margini sovrapposti e 10 sepali in due strati, fiorisce da maggio a giugno. Frutto rosso, ovale o sferico, facilmente staccantesi dal calice, maturo in estate.

Il nome deriva dai termini latini Fragus = fragante e vescus = molle per le caratteristiche della pianta e del frutto che, in realtà, è un falso frutto, in quanto risultante dall'ingrossamento del ricettacolo che porta in superficie numerosi e minuscoli acheni, che sono i veri frutti.

E' ricca di vitamina C, sali minerali e zuccheri, ha azione astringente, depurativa e diuretica, è di sollievo nelle passeggiate in montagna donando agli escursionisti un attimo di ristoro. Con le foglie, raccolte in epoca precedente alla fioritura, si prepara una bevanda sostitutiva del thé dal delicato aroma e possono essere aggiunte a minestre e frittate.

Non va confusa con F. indica Andr., che ha fiori gialli e foglie singole e peduncolate, commestibile ma insipida.

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GEUM URBANUM
 

FAMIGLIA: Rosaceae
NOME VOLGARE: Erba benedetta
HABITAT: Terreni abbandonati, boschi di latifoglia sino a 1600 m

Pianta erbacea perenne con fusto eretto, in basso con peli patenti, dicotomo-ramoso. Foglie superiori acuminate, le inferiori con lamina profondamente tripartita o completamente divisa in 3 segmenti ovati o lanceolati, l'apicale cuneata alla base. Fiori con 2-5 petali gialli facilmente caduchi, fiorisce da maggio a luglio. Il frutto è un achenio irsuto per peli patenti, ricurvi ad uncino con becco di 10 mm.

Il nome urbanum deriva dal fatto che cresce abbondante anche nei pressi delle abitazioni. Il nome volgare Erba benedetta è dato dalle sue molteplici proprietà benefiche e quello di Garofanaia per il forte odore di garofano emanato dalla radice, ben percepibile quando la pianta è secca, tanto che era usata come succedaneo dei chiodi di garofano.

A scopo alimentare sono usate le sue foglie tenere, che si raccolgono in primavera recidendole senza danneggiare la parte centrale della pianta. Si consumano in insalata, miste ad altre erbe, oppure lessate come gli spinaci ma sempre in modica quantità per le sue forti proprietà astringenti.

In fitoterapia si usa la radice nella cura delle dissenterie, dispepsie, digestioni lente e faticose, nei catarri bronchiali, nei bruciori di stomaco e in tutti quei casi in cui si ha un rilassamento delle fibre muscolari sia dell'intestino che dello stomaco. E' uno stimolante psicofisico utile nelle nevralgie, cardiotonico e febbrifugo.

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GLECHOMA HEDERACEA
 
FAMIGLIA: Lamiaceae
NOME VOLGARE: Edera terrestre
HABITAT: Boschi umidi, prati e incolti sino a 1400 m

Pianta perenne alta sino a 30 cm, con fusto prostrato, radicato o ascendente, più o meno pubescente, a sezione quadrangolare. Foglie a lamina cordata, grossolanamente crenata, con picciolo più corto degli internodi, le superiori progressivamente sessili. Verticillastri di 2-3 fiori, più o meno unilaterali, peduncolo inserito su un anello di peli bianchi patenti, corolla violacea con labbro superiore piatto e inferiore generalmente con macchie scure, fiorisce da marzo a luglio.

Il nome Edera terrestre fa riferimento alle sue foglie che sono simili a quelle di Hedera helix L. e per la loro comune "invadenza". Quest'erba, infatti, grazie ai suoi numerosi ed interminabili stoloni può coprire, nel volgere di poche settimane una vasta superficie.

Emana un piacevole profumo che proviene da oli essenziali e sostanze amare. Il sapore dell'erba fresca è piuttosto acre ma si attenua con la cottura, diventando un ottimo aroma per insalate, minestre, spinaci, ricotta, patate ed altre pietanze. Le foglie vanno recise singolarmente e fatte essiccare con rapidità in luogo ventilato e ombroso, altrimenti acquistano una tinta scura e non sono più utilizzabili.

Attualmente, in fitoterapia, si usa per decotti tonici e stimolanti dell'apparato respiratorio, fluidificante delle secrezioni delle mucose broncopolmonari e nelle tossi di qualsiasi natura.

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HELIANTHUS TUBEROSUS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Topinambur – Tartufo di canna
HABITAT: Incolti e rive sino a 800 m

Pianta erbacea perenne alta sino a 2 m, con rizoma fusiforme ingrossato del diametro di 3-5 cm, fusto eretto, ispido in alto. Foglie superiori alterne, lamina verde scura di sopra, ovato-lanceolata, acuminata e dentellata, con picciolo lungo ¼ della foglia. Capolini del diametro di 4-5 cm, con fiori, sia i tubulosi sia i ligulati, gialli, fiorisce da agosto a ottobre.

Il termine Topinambur deriva dal nome di una tribù del Brasile, paese da cui originariamente proviene.

Il tubero somiglia per forma, dimensioni e consistenza alla patata ma non possiede gli stessi valori nutrizionali. Si può consumare crudo oppure cucinato in tutti i modi in cui si preparano le patate; va raccolto in autunno inoltrato, quando ormai i fusti sono secchi.

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HUMULUS LUPULUS
 

FAMIGLIA: Cannabaceae
NOME VOLGARE: Luppolo

HABITAT: Boschi umidi e siepi

Pianta perenne, lianosa, rampicante su altre, fusti con 6 strie scure nelle quali sono inserite spine brevi e ottuse. Foglie opposte, ai nodi del fusto, con lamina circolare palmato 3-lobata con denti acuti. Infiorescenza maschile lunga circa 10 cm, a forma di pannocchia con fiori bianco-gialli, quella femminile ovata, simile ad una pigna pendula, formata da bratee membranacee ovato-acuminate di colore verde chiaro, fiorisce da maggio ad agosto.

La denominazione del Genere deriva probabilmente dal latino Humus = terra con allusione ai fusti flessibili che si adagiano al suolo o ai luoghi umidi che questa pianta predilige; lupulus, diminutivo di Lupus = lupo, può esprimere l'ostacolo che la pianta, attorcigliandosi ad altre, oppone ad un loro normale sviluppo.

I tralci maschili sono comunemente utilizzati, in alcune regioni, per fare frittate oppure lessati e conditi come spinaci o aggiunti ad altre verdure come ripieno per torte salate.

Le infiorescenze femminili essiccate vennero aggiunte alla birra nel XIII secolo da Gambrinus, leggendario Re della Birra, conferendo a questa bevanda l'attuale aroma piacevolmente amaro; le proprietà curative del luppolo, unite a quelle di grano ed orzo, hanno dato luogo al proverbio "Chi beve birra campa cent'anni". E' sempre stata considerata pianta medicinale, indicata per stimolare il tratto gastro-intestinale; il thé da essa ricavato è un noto calmante e sonnifero.

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JUNIPERUS COMMUNIS
 
FAMIGLIA: Cupressaceae
NOME VOLGARE: Ginepro
HABITAT: Pascoli e boschi aridi sino a 1500 m

Arbusto dioico, alto sino a 3 m, con corteccia bruno-rossastra nei rami giovani, desquamante longitudinalmente. Foglie lunghe sino a 10 mm, lineari aghiformi, in verticilli di tre, pungenti, patenti, con faccia superiore quasi piana e con una sola stria glauca. Fiorisce da febbraio ad aprile. Coni femminili di forma globosa, costituiti da poche squame carnose saldate anche a maturità simulanti una bacca, di colore dapprima verde poi blu-viola, ricoperte da pruina che maturano a fine estate-autunno di due anni dopo la fioritura.

Sembra che il nome del genere derivi da due vocaboli celtici  gen = cespuglio e prus = aspro, con probabile allusione alle foglie pungenti e all'asprezza delle "bacche".

Le bacche impiegano due anni per raggiungere la completa maturazione tanto che si possono vedere, contemporaneamente sulla pianta, sia quelle bluastre ormai mature che quelle verdi che matureranno l'anno successivo. Le prime erano utilizzate nella produzione di liquori e come aromatizzante nella preparazione di molte ricette tipiche dalla Lapponia alla Sicilia. Il loro sapore dipende sia dal luogo sia dal periodo di raccolta, le migliori sono quelle mediterranee raccolte in autunno, ma anche dalla loro freschezza e spesso quelle essiccate sono insipide ed inservibili.

Un macerato di bacche essiccate, nell'acqua del bagno, è un ottimo rimedio nelle affezioni reumatiche e nelle artriti.

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LAMIUM PURPUREUM
 
FAMIGLIA: Lamiaceae
NOME VOLGARE: Dolcimele – Falsa ortica
HABITAT: Campi, orti e ruderi sino a 1500 m

Pianta annua alta sino a 20 cm, con fusto eretto o prostrato-ascendente, talora radicante ai nodi, subglabro, generalmente con poche foglie solo nel terzo o mezzo inferiore. Foglie opposte, con picciolo lungo 1-4 cm, lamina cuoriforme, ovato-ottusa, crenata o con denti arrotondati sul bordo, foglie fiorali ravvicinate, progressivamente minori, per lo più violacee e pubescenti o lanose di sopra. Fiori piccoli, raccolti in una spiga contratta, con corolla purpuro-violacea, con tubo più lungo del calice, fiorisce da marzo a ottobre.

Il nome del genere potrebbe derivare da quello della regina di Libia, Lamia, che era descritta ai bambini greci come capace di ingoiarli, come sembra faccia questo fiore quando è visitato dagli insetti pronubi. Il nome volgare "Falsa ortica" è stato ispirato dalla somiglianza che questa pianta ha con Urtica dioica, pur senza condividerne gli effetti urticanti, mentre quello di "Dolcimele" deriva dall'abitudine che hanno i bambini, in alcune regioni d'Italia, di succhiare il fiore che risulta molto dolce per i suoi nettari, contenuti nel tubo corollino.

Per l'uso culinario vanno recise le sommità tenere prima della comparsa dei fiori; si possono lessare e condire con olio, sale e limone oppure preparare in frittata. La pianta emana un leggero odore nauseante che, però, scompare con la cottura.

Attualmente si impiega, per uso esterno, per lavaggi in caso di otiti e vaginiti, per le sue proprietà astringenti e antisettiche.

Non va confuso con L. maculatum L. che non ha le stesse proprietà e presenta una stria bianca lungo la nervatura centrale delle foglie.

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LAPSANA COMMUNIS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Lassana - Grespignolo - Erba delle mammelle
HABITAT: Boschi di latifoglie, cedui, ruderi sino a 1400 m

Pianta erbacea annua, alta sino a 1,2 m. fusto eretto, spesso villoso, ramoso-corimboso. Foglie della rosetta basale con lamina ovale, sinuoso-dentata, acuminata, spesso con 2-4 segmenti laterali minori, le foglie cauline sono sparse, subsessili, ovato-allungate ed acuminate, poco incise o sinuato-dentate. Infiorescenza in capolini molto numerosi, involucro conico con due serie di squame, le interne lineari le esterne ovali, fiori giallo chiari tutti ligulati, fiorisce da aprile a ottobre. Il frutto è un achenio con circa 20 strie longitudinali.

Il nome del genere potrebbe derivare dal vocabolo greco che significa "pulire, purgare" con allusione alle proprietà medicinali di queste piante.

Sono utilizzate le foglie inferiori dopo essere state lessate e condite, generalmente insieme ad altre verdure, anche come ripieno di torte salate.

La pianta ha proprietà emolienti e rinfrescanti, il succo viene usato come cicatrizzante per le screpolature delle labbra e le foglie in cataplasmi per le ragadi al seno.

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LAURUS NOBILIS
 
FAMIGLIA: Lauraceae
NOME VOLGARE: Alloro - Lauro
HABITAT: Zona mediterranea sino a 800 m

Arbusto o piccolo albero dioico, sempreverde, alto sino a 10 m, con corteccia liscia da giovane poi rugosa e grigio scura, con chioma densa e piramidale. Foglie alterne, glabre, persistenti e coriacee, ellittico-lanceolate, con margine intero, ondulato, verde scuro nella pagina superiore, più chiare e opache inferiormente. Fiori unisessuali, piccoli, giallognoli, sono riuniti in ombrelle ascellari su peduncoli di circa 1 cm, fiorisce da marzo ad aprile. Il frutto, simile ad una oliva, è una drupa verde e poi nera e lucida, matura ad ottobre-novembre.

Il nome Alloro deriva dal celtico lawur = verdeggiante.

L'alloro è utilizzato soprattutto per il gusto aromatico delle sue foglie, ricche di oli essenziali; esse, però, perdono il loro aroma se troppo secche e sono amarognole se usate troppo fresche.

Adoperate in infuso o decotto sono stimolanti e antisettiche, aiutano la digestione e evitano aerofagia e aerogastria; l'olio ricavato dalle drupe cura i dolori articolari. Il fumo delle foglie bruciate allontana mosche e zanzare.

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LEOPOLDIA COMOSA
 
FAMIGLIA: Liliaceae
NOME VOLGARE: Cipollaccio col fiocco - Lampascione
HABITAT: Campi, incolti ed aridi sino a 1500 m

Pianta perenne alta sino a 80 cm, bulbo globoso o ovato-piriforme con tuniche esterne rosso vinose, somigliante ad una cipolla, scapo eretto, cilindrico, glabro. Foglie solo basali, lineari, eretto-patenti, tendenti ad afflosciarsi, semicilindriche, larghe 1-1,5 cm e lunghe ½ o 1/5 dello scapo. La spiga fiorifera termina con una specie di candelabro di piccoli fiori sterili, color malva, dal lungo peduncolo, i sottostanti fiori fertili sono più grandi e su peduncoli lunghi circa come la corolla che è di colore porpora-marroncino, fiorisce da aprile a luglio.

L'uso del bulbo sotterraneo di questa pianta è tipico delle regioni meridionali italiane; si può consumare, come le cipolle, sia crudo in insalata che lessato e cucinato in vari modi, conservato sott'aceto o in agrodolce e servito come antipasto o contorno. I bulbi si raccolgono sul finire dell'inverno, ma occorre prestare attenzione alla possibile confusione con quelli del Colchico (Colchicum autumnale L.) che sarebbe fatale essendo quest'ultimo velenoso. A tal proposito va ricordato che il Colchico ha il bulbo allungato e bianco, mentre quello del Cipollaccio è simile ad una cipolla e di colore rosato.

E' anche dotato di un buon potere diuretico e antinfiammatorio, particolarmente utile nei casi di infiammazione della vescica e dell'intestino.

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LINARIA VULGARIS
 
FAMIGLIA: Scrophulariaceae
NOME VOLGARE: Linaria - Linaiola
HABITAT:Incolti, ruderi, macerie e massicciate sino a 1500 m

Pianta perenne alta sino a 80 cm, con fusto eretto e ramoso, peloso e ghiandoloso in alto. Foglie alterne, lineari-lanceolate, acute con margine revoluto, uninervie. Fiori in densi racemi, con lungo sperone, corolla gialla e labbro inferiore macchiato di giallo-arancione, fiorisce da giugno a ottobre.

Il nome Linaria deriva dalla somiglianza della forma delle sue foglie con quelle del Lino.

E' commestibile solo da giovane, mista ad altre verdure in insalata; vanno raccolte le sommità fiorite più tenere, la pianta recisa rigermoglierà, producendo ancora fiori e semi in abbondanza, sino a 32.000 per esemplare.

Stimata pianta medicinale era un valido mezzo curativo delle angiocoliti, dell'ittero e, in generale, in tutte le affezioni riguardanti le vie urinarie. Era anche di uso comune nella cura delle emorroidi e delle foruncolosi e, per uso eterno, come emostatico applicata sulle ferite.

I fiori della Linaria sono eliotropici, ruotano, cioè, seguendo il moto del sole.

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MALVA SYLVESTRIS
 
FAMIGLIA: Malvaceae
NOME VOLGARE: Malva selvatica
HABITAT: Luoghi incolti, calpestati, accumuli di detriti sino a 1600 m

Pianta erbacea annua o perenne, alta sino a 50 cm, eretta o prostrata, cespugliosa, ramosa, con fusti ispidi e striati, legnosi alla base. Foglie sparse, lungamente picciolate, cordate a 5-7 lobi con margine crenato. Fiori appaiati all'ascella delle foglie superiori, con 5 petali rosei e, generalmente, tre striature violacee, fiorisce da maggio ad agosto. Frutto composto da acheni appiattiti e disposti in cerchio.

Il nome del genere deriva dal latino mollire alvum e significa "rendere molle" con riferimento alle sue proprietà emolienti.

Pianta comunissima nei prati e lungo le strade, le sue foglie più tenere si usano nelle insalate ma sempre frammiste ad altre verdure perché le mucillagini presenti le conferiscono un gusto non a tutti gradito, possono essere anche essiccate per l'uso invernale, i fiori si utilizzano per guarnire insalate verdi. I rami giovani cotti e conditi con olio sale e aceto sono serviti come antipasto o aggiunti a minestre e minestroni.

E' pianta emoliente per eccellenza in tutti gli stati infiammatori, rinfrescante, calmante della tosse, utile nelle stomatiti, coliti, gengiviti ed afte, ha proprietà lassative ed è consigliata nelle diete delle persone affette da costipazioni intestinali croniche. Il succo, ottenuto dalla spremitura della pianta, è lenitivo per le punture delle vespe e dalla sua linfa gommosa si ottiene una crema rinfrescante ed idratante per il viso.

La malva è pianta eliotropica perché orienta i suoi grandi fiori sul corso del sole.

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MELITTIS MELISSOPHYLLUM
 

FAMIGLIA: Lamiaceae
NOME VOLGARE: Bocca di lupo – Erba limona
HABITAT: Boschi di latifoglie, ai margini o cedui,
sino a 1400m

Pianta perenne alta sino a 50 cm, con fusti eretti, semplici. Foglie subsessili, cuoriformi-lanceolate, con 10-20 denti acuti per lato. Fiori da 2 a 4, più o meno unilaterali, all'ascella delle foglie superiori, calice campanulato con labbro superiore lungo circa il doppio di quello inferiore, corolla rosso cupo, rosea o bianca con tubo retto, labbro superiore quadrangolare e quello inferiore trilobo, fiorisce da maggio ad agosto.

Il nome Melissophyllum = a foglie di Melissa, indica la somiglianza delle foglie di questa pianta con quelle di Melissa officinalis L.

Si usano le foglie fresche o essiccate all'ombra per preparare un'ottima tisana che può sostituire il thé, assunta dopo i pasti è digestiva.

Durante il processo di essiccazione, per scissione di un glucoside, si forma la cumarina, sostanza che conferisce alla pianta proprietà antispasmodiche, sedative e diuretiche. Prima del riposo, unita ad Achillea e Primula, è un dolce sonnifero.

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ORIGANUM VULGARE
 
FAMIGLIA: Lamiaceae
NOME VOLGARE: Origano - Acciughero
HABITAT: Boscaglie rade, cespuglieti e rupi soleggiate sino a 1400 m 

Pianta erbacea perenne con odore penetrante, alta sino ad 1 m, con fusto ascendente ramosissimo, arrossato in alto. Foglie peduncolate a lamina lanceolata, spesso asimmetrica alla base, dentellata al bordo. Fiori in dense pannocchie terminali arrotondate, brattee inferiori simili a foglie, quelle superiori violacee, calice con cinque denti uguali, tubo lanuginoso all'interno, corolla a due labbra, più lunga del calice, di colore porpora, fiorisce da giugno a settembre.

Il nome deriva dal greco Origanos composto da Oros, montagna, e da Ganos, delizia: "Delizia di montagna"; è detta anche "Acciughero" o "Erba acciuga" perché usata per aromatizzare la pasta di acciughe.

E' presente allo stato selvatico in tutta Europa ma le piante crescenti al nord sono di scarso valore aromatico mentre quelle del sud hanno un sapore particolarmente gradevole tanto da essere usate come ingrediente tipico in molti piatti dell'Italia meridionale e della Grecia, quali la Pizza napoletana, la celeberrima "Caprese" e la carne alla "Pizzaiola". L'aroma si intensifica con l'essiccazione, a tale scopo si recide la pianta ancora in fiore, si pone ad asciugare all'ombra e si conserva in recipienti ermeticamente chiusi.

Pianta molto apprezzata, sin dall'antichità, per le qualità terapeutiche delle sommità fiorite e delle foglie che contengono timolo, tannini e sostanze amare. E' antalgica, antisettica, antispasmodica, espettorante e tonica; si usa per curare l'apparato respiratorio e digerente ed è perciò utile contro le bronchiti, le tossi persistenti, le digestioni laboriose. Ha anche un'azione stimolante sull'apparato nervoso e, per uso esterno, si applica sulla parte un cuscinetto delle sommità fiorite, appena colte e riscaldate per brevissimo tempo, per guarire dolori reumatici e muscolari.

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PAPAVER RHOEAS
 
FAMIGLIA: Papaveraceae
NOME VOLGARE: Papavero - Rosolaccio
HABITAT: Infestante nei campi di cereali, ruderi e macerie

Pianta annuale, erbacea, alta sino a 60 cm, fusto eretto, ramoso e setoloso, latticifero. Foglie inferiori pennatosette, con 2-3 denti per lato e lobo terminale più lungo, a contorno spatolato, le cauline a contorno triangolare con due lacinie basali patenti. Fiore con un diametro di 5-7 cm, con 4 petali scarlatti, capsula sub-sferica, stimmi raggiati a forma di stella e stami non allargati, fiorisce in maggio-giugno e spesso anche in agosto e settembre.

Il nome sembra derivi dal latino pappa o papa, per la consuetudine di unire i semi di papavero al cibo dei bambini allo scopo di facilitarne il sonno; tale infuso prendeva il nome di "papagna", termine usato ancor oggi usato per indicare lo stato di sonnolenza.

Le foglie delle rosette basali si usano cotte e condite come gli spinaci, in maremma, miste alle bietole selvatiche, sono considerate ottime per il ripieno dei tortelli, i petali freschi vengono usati per colorare sciroppi e bevande.

Il Rosolaccio è blandamente sedativo e antispasmodico, se ne usano i petali e le capsule svuotate dei fiori per infusi e sciroppi utili a calmare la tosse, l'insonnia e l'eccitazione nervosa.

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PARIETARIA OFFICINALIS
 
FAMIGLIA: Urticaceae
NOME VOLGARE: Erba vetriola
HABITAT: Boschi, incolti, ambienti ombrosi, muri e macerie sino a 900 m

Pianta perenne, alta sino ad 1 m, con fusto eretto, scarsamente ramoso. Foglie ovali-lanceolate, acuminate con base ristretta e nervature trasparenti. Inflorescenze ascellari dense, bratee ellittiche ristrette alla base, perigonio non allungato dopo la fioritura che avviene da maggio ad ottobre. Acheni neri, ellittici.

Il nome deriva dal latino paries = parete, per la sua caratteristica di crescere, comune ed abbondante, lungo i muri; il nome volgare "Erba vetriola" deriva dall'uso che ne veniva fatto per lavare l'interno delle bottiglie e i vetri in generale.

Le foglie giovani sono commestibili e si consumano come una qualsiasi verdura; esse si raccolgono da piantine che non abbiano ancora le infiorescenze. Si possono cucinare come gli spinaci e l'acqua di cottura, di un bel verde intenso, può essere utilizzata per preparare minestre di riso.

La Parietaria contiene una buona dose di nitrato di potassio ed è, quindi, assai diuretica, impiegata nelle infezioni delle vie urinarie e come depurativa per curare i reumatismi; il gusto leggermente sgradevole dei preparati può essere corretto aggiungendo una scorza di limone. In uso esterno la pianta, battuta tra due pietre, è indicata per curare mal di denti e contusioni.

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PETASITES HYBRIDUS
 
FAMIGLIA: Asteraceae
NOME VOLGARE: Farfaraccio
HABITAT: Luoghi umidi, sponde sino a 1650 m

Pianta erbacea perenne, alta sino a 40 cm. Foglie nascenti direttamente dal rizoma, con diametro sino a 60 cm e sostenute da uno stelo cavo, lamina cuoriforme, subglabre nella pagina inferiore. Fiori riuniti in capolini raccolti in una spiga ovale alla sommità di uno stelo alto sino a 50 cm, corolla rossastra, fiorisce da marzo ad aprile.

Il nome deriva dal greco petasos = "cappello a larghe falde" per la conformazione delle lamine fogliari.

Ai fini eduli si consumano solo i gambi teneri delle foglie, carnosi e sodi, lessati e conditi con olio e sale, oppure saltati in padella con il burro; in Lombardia si usa friggerli, passati in farina oppure in pastella.

Per i suoi principi attivi ha proprietà diuretiche, sudorifere e vulnerarie; a questo scopo si usano le foglie in decotto. Per uso esterno, come cicatrizzante e nella cura dei dolori articolari, è utile un cataplasma di rizoma e foglie fresche da applicare sulla parte.

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PHYTOLACCA AMERICANA
 
FAMIGLIA: Phytolaccaceae
NOME VOLGARE: Uva turca - Cremesina
HABITAT: Orti e incolti sino a 350 mt

Pianta alta sino a 3 m, con radice verticale ingrossata, fusto eretto, glabro, spesso arrossato; foglie alterne con picciuolo di 1-2 cm, lamina lanceolata, le maggiori sino a 40 cm, intere con base ottusa; fiori pentameri in racemi di 10-15 cm, eretti con rachide arrossata, fiorisce da luglio a ottobre; il frutto è una bacca arrotondata, lucida, nero-purpurea, del diametro di 5-8 mm, riuniti in grappoli lungamente persistenti.

Il nome deriva dal greco phyton=pianta e da "lacca" per il colore del frutto maturo che, se spremuto, secerne un succo viola intenso che macchia fortemente.

I getti del nuovo anno sono commestibili e vengono utilizzati come gli asparagi; la radice è vomitiva e purgativa.

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PISTACIA LENTISCUS
 

FAMIGLIA : Anacardiaceae
NOME VOLGARE : Lentisco

HABITAT : Macchie mediterranee sempreverdi sino a 700 m

Arbusto o piccolo albero alto sino a 5 m, dioico, dall'odore resinoso, molto ramoso e contorto. Foglie alterne paripennate con 8-10 di rado 6-12 foglioline coriacee, lucide, a picciolo strettamente alato. Fiori riuniti in pannocchia cilindrica, rosso-bruni o gialli, fiorisce da marzo a maggio. Il frutto è una drupa rossastra e poi nera, matura in inverno.

Il lentisco, insieme al mirto, il corbezzolo, il leccio, la tamerice, il ginepro e l'alaterno forma macchie di arbusti lungo le coste, soprattutto rocciose, del mediterraneo.

Tutta la pianta emana un intenso odore proveniente da una resina detta "Mastice di Chio". La sua produzione era molto abbondante in questa isola greca dove mastìche indicava, infatti, la resina chiara della pianta ottenuta praticando nella corteccia, del fusto e dei rami, alcune incisioni dalle quali fuoriesce la linfa che si rapprende in granuli sferici delle dimensioni di un pisello, che si conservano in vasi di vetro ben chiusi, da ogni pianta si possono ottenere annualmente circa cinque chilogrammi di resina.

L'olio essenziale in essa contenuto ha proprietà balsamiche, antinfiammatorie, sedative ed antisettiche delle mucose, l'alto contenuto di sostanze tanniche ne fanno un valido aiuto in caso di dissenterie, il loro uso rafforza le gengive e mantiene i denti puliti, sani e profuma l'alito, come già noto ai mussulmani che la distribuivano negli harem.

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PLANTAGO LANCEOLATA
 
FAMI